Competenze digitali: tempo di riflessione

Carmine Ciringiò -

competenze digitali

Durante il weekend, quando i pensieri vagano e non si soffermano sugli impegni lavorativi o le scadenze da rispettare, può capitare di fermarsi a pensare e riflettere su come lo sviluppo tecnologico faccia passi avanti sempre più grandi. O forse no. Non molti ci penseranno, ma la riflessione rimane meritevole.

I cicli tecnologici sono sempre più brevi, veloci e le aziende che vogliono essere competitive corrono continuamente una corsa ad ostacoli per fare in modo che l’innovazione sia integrata coerentemente alla propria strategia.

Ma quanto possono essere rilevanti le tecnologie e relative competenze digitali per competere nel mercato odierno? Sembrerebbe lapalissiano, una domanda banale per una risposta ovvia. In realtà non lo è affatto. Non tutti abbracciano ancora completamente la trasformazione digitale: sia per inesperienza, sia per ristrettezza di vedute, ci si costringe a non cogliere tutte le potenzialità che lo sviluppo tecnologico offre.

Spunti di riflessione

Qualche spunto di riflessione ce lo offre McKinsey, che inquadra perfettamente il contesto asserendo che ormai avere a disposizione competenze digitali è un prerequisito per competere nel lungo periodo.

Un fatto che spesso non viene considerato dalle aziende che si avvicinano alla digitalizzazione è che per raggiungere un livello tecnologico adeguato solitamente è necessario rivolgersi a servizi esterni all’azienda. Questo sempre in funzione a un approccio dinamico.
Nello specifico si può parlare di due velocità alle quali i dipartimenti IT devono operare: un sistema più dinamico di front-end – interfaccia col cliente – che va integrato con un back-end che si evolve più lentamente.

Nel contesto in continua evoluzione dello sviluppo digitale e tecnologico emergono alcune evidenze.

Il talento è diventato più importante dei costi

In un contesto digitale, usufruire di tecnologie meno costose si rivela essere una componente limitante piuttosto che un vantaggio competitivo. Al contrario, disporre di competenze giuste e qualificate, ma costose, può essere un fattore rilevante nel quadro generale. In sostanza l’investimento in buone competenze è altamente consigliato nel caso si voglia essere dinamici e capaci di fronteggiare gli altri attori del panorama competitivo.
In altre parole, meglio investire in consulenza, formazione e supporto digitale, usufruendo anche di apposite aziende specializzate, piuttosto che scegliere soluzioni meno costose, che possono risultare vantaggiose nel breve periodo, ma poco profittevoli a lungo termine.

Obiettivi in continuo cambiamento

Tradizionalmente le aziende seguono un percorso a tappe nell’acquisizione di competenze e strumenti digitali. Nulla viene mostrato al consumatore prima che tutto sia pronto e finito.

Questo approccio risulta poco performante quando si parla di trasformazione digitale, in quanto è necessario invece ridefinire target e obiettivi molto spesso, adoperando una strategia di tipo adattivo. In altri termini bisogna essere agili, ovvero definire una strategia ed essere pronti a cambiarla nell’eventualità che vi siano falle o punti critici.

Per iniziare una trasformazione digitale di successo, le aziende dovrebbero accettare l’idea che ogni parte della propria organizzazione possa subire delle modifiche sostanziali, definendo spesso nuovi standard.

Cosa dice il contesto italiano?

Nell’analisi di Assinform-Netconsulting Cube – associazione di Confindustria che riunisce le aziende dell’ICT – sul mercato digitale italiano – informatica, telecomunicazioni e contenuti – si è rilevata una crescita dell’1,8% nel 2016 e si prevede un trend stabile e costante per il 2017.

Considerando le varie voci che contribuiscono a questa crescita abbiamo:

Cloud e IoT, entrambi portavoce della digitalizzazione con un 23% e un 14,3%;
Big Data e tecnologia mobile crescono la prima del 24,4% e la seconda del 13,1%;
soluzioni ICT e di software in miglioramento, rispettivamente +2,5% e + 4,8%;
– contenuti e pubblicità digitale aumentano di circa il 7,2%.

La novità di questi anni è che la trasformazione digitale non è solo prerogativa di grandi azienda, ma sta lentamente diventando una priorità anche delle medie imprese, che cercano di ampliare le loro competenze digitali. Pare quindi che uno dei grandi trend del 2017 in Italia sia proprio la digital transformation.


Se vuoi far parte del cambiamento, visita il sito di Sinesy

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