A passeggio tra i Giganti – parte prima

Giuliano Pellizzari -

novità apple

Perché le piccole aziende non dovrebbero imitare Apple

Jeremy C. Owens, in un recente articolo apparso su MarketWatch, commentando le ultime novità Apple per gli sviluppatori proposte al WWDC keynote, ha esordito con una frase emblematica: “Apple Inc. did not invent the smartphone, the personal computer, nor the tablet, but it did help cement mass consumer adoption of that hardware and made billions of dollars because of it”. Suona un po’ come se dicessimo: “Apple non ha inventato niente. Però ha aiutato a cementare l’adozione del consumatore di massa di questi dispositivi”.

La riflessione nasce da tre parametri:
Non ha inventato niente (allora perché ci ostiniamo a voler inventare qualcosa)?
Cementare l’adozione (quindi, una volta solidificata, non si può scalfire)?
Il consumatore di massa… (ma Apple non era solo una nicchia per ricchi)?

Non ha inventato niente!

Ci ostiniamo a voler inventare, non tanto per emulazione, anche perché altrimenti vivremmo di solo marketing, quanto per l’idea inside di lasciar traccia della nostra presenza. Inventare, imprendere, sono concetti che appartengono a chi rilancia, a chi non si siede in attesa che la vita scorra. Inventare App, soluzioni software e marketing, strategie e tattiche. Si tratta del risultato di una propensione personale che alberga in molti di noi e che diventa essenziale per perseguire risultati di crescita ed evoluzione aziendale. Le grandi aziende come Apple hanno strutture e dimensioni tali che, più che inventare, devono scegliere quando immettere sul mercato ciò che hanno già acquisito, di solito aziende e prodotti. O in quale modo proporle. Non è semplice, è altro dall’inventare, questa parola che deriva dal latino invenire, giungere all’interno per scoprire qualcosa. Delegano quindi l’invenzione.  Le grandi aziende acquisiscono la creatività dalle piccole.  Quindi inventare per le piccole aziende ICT si rende inequivocabile.

Cementare l’adozione!

Consolidare, tendenzialmente per sempre, un comportamento. Questo è di certo il massimo risultato ottenuto in questi anni dall’arrivo di iPod, iPhone, iPad. Scorrere le dita su uno schermo è diventato un gesto naturale, così come muoversi nel quotidiano sempre connessi, sempre pronti, disponibili, raggiungibili.
Cementare l’adozione permette di determinare i tassi di successo dei propri prodotti e servizi. Possiamo davvero farlo? Di quanta capacità di comunicazione necessita oggi un’azienda per raggiungere la ‘cementazione’ di un comportamento? A fronte di applicazioni che sono entrate nel nostro quotidiano, come WhatsApp e Facebook, quasi tutte le altre hanno in buona misura un’adozione momentanea: giorni, mesi, quando va bene, un paio d’anni.
Siamo abituati a un ciclo di vita dei prodotti sempre più breve. I prodotti light delle aziende informatiche e marketing, sembrano sempre più destinati a manifestarsi senza ‘cementarsi’. Anche qui, fattori come: velocità di ideazione e sviluppo, rapida immissione sul mercato e superamento del Break Even Point entro l’anno, sembrano essere determinanti per ottenere un risultato interessante. Ha senso investire anni di progettazione e sviluppo, se poi il prodotto della piccola azienda verrà superato e dimenticato nel giro di due anni? Per loro la breve vita di prodotto sembra inequivocabile.

Il consumatore di massa!

Quanto è ampio il consumo di massa? Come è possibile raggiungere veramente una massa tale di utenti da giustificare la nascita di una soluzione di marketing technology valida per tutti?
Ci sono numeri che sono comunque raggiungibili solo da chi ha grandi, enormi capacità di investimento. E gli altri? In cambio internet offre anche alle piccole la possibilità di segmentare il target cliente, di ritagliare il profilo del potenziale acquirente dei nostri prodotti.  Le possibilità di successo aumentano drasticamente, nonostante la concorrenza sia estremamente agguerrita, perché gli investimenti possono essere focalizzati e, con il remarketing, ottimizzati di mese in mese. Segmentare le nicchie per le piccole aziende pare inequivocabile.

Perché non dovremmo cercare di imitare i grandi come Apple? Perché di Apple ve n’è una sola, fattura centinaia di miliardi di dollari ed ha il compito di essere il potenziale motore dell’innovazione per aziende di piccole e medie dimensioni. Si tratta di un gigante. Puoi stargli accanto, sulle spalle,  camminare a distanza. Uno scontro frontale, o varie forme di scimmiottamento, sono sconsigliabili. Tuttavia non ha le caratteristiche tipiche della piccola azienda. Non sa cosa sia l’agilità, evita le nicchie di mercato, non ha interesse a inventare.

Se ragioneremo sempre con gli stessi parametri di Apple, Google e gli altri Giganti della terra, non potremo ottenere dei risultati tangibili. Parimenti non possiamo immaginare di muoverci senza tenere conto di come i Giganti si stiano muovendo: spianano strade comportamentali, relazionali, sociali.

Se ragioneremo con i parametri del mercato (e una buona dose di intuizioni), le probabilità di successo aumenteranno.

E forse sarà il successo a essere inequivocabile.