L’effetto “wow” nel marketing emozionale: tra brividi, farfalle e molto altro…

Retail Marketing

marketing emozionale
“Tu chiamale se vuoi … emozioni”
È impossibile non aver ascoltato almeno una volta nella vita questa canzone.
Battisti, come molti altri musicisti, scrittori, poeti, è un maestro nel far riaffiorare pensieri, memorie e una serie di emozioni legate ad essi. È inevitabile.
Pensiamoci: più una canzone riesce ad emozionare il suo pubblico per il connubio tra parole e musica scelta e più questa canzone avrà successo. Allo stesso modo, più un gruppo riesce a coinvolgere in prima persona ed emotivamente i suoi spettatori durante i concerti, e maggiore sarà la fedeltà del pubblico a quel gruppo. Mi vengono in mente i Foo Fighters, che spesso durante i loro concerti invitano uno spettatore a caso a suonare la batteria, o a duettare con Dave Grhol. Un piccolo gesto a costo zero per il gruppo. Ma riuscite a vedere quanto potente sia il messaggio che passa da questa azione?
Questo è marketing signori. Puro e semplice marketing emozionale.

La musa chiamata “Emozione”

Ma cosa sono le emozioni?
Wikipedia cita: “le emozioni sono stati mentali e fisiologici associati a modificazioni psicofisiologiche, a stimoli interni o esterni, naturali o appresi.”
Io, da donna romantica, preferisco definirle come: i brividi sulla pelle, le farfalle nello stomaco, il cuore che “galoppa”… Avete presente no?

Lo so, ora vi starete chiedendo: e che c’entra tutto questo con il mondo Retail?
Come posso usare le emozioni come leva per aumentare il traffico nei negozi, accrescere la brand reputation, dare una spinta alle vendite?
E io vi rispondo molto semplicemente: SI PUÒ FARE! Anzi … questo è il futuro!

Il marketing emozionale a supporto del Retail

“Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre ma nel possedere nuovi occhi”. Marcel Proust con questa frase ci incoraggia a un cambiamento. Un cambiamento rivolto non tanto ai prodotti, ma soprattutto alla visione aziendale e al suo modo di relazionarsi con il pubblico.

Dobbiamo ammettere che il modo di fare shopping è cambiato. Le nuove tecnologie hanno spostato nelle mani del consumatore tutto il potere decisionale. Le aziende retail, per sopravvivere, devono capire questo importante passaggio. Devono rendersi conto che il consumatore è sempre più esigente, cosciente e consapevole nei suoi acquisti. Egli cerca un’esperienza emozionale da poter condividere anche con gli altri individui.
I fenomenti di showrooming, purtroppo, si stanno intensificando sempre più, con la conseguente perdita di vendite da parte dei punti vendita fisici a beneficio dei siti eCommerce che offrono prezzi più competitivi.

È ora di “vedere con nuovi occhi”

E quindi che fare? Come poter sopravvivere a questa “lotta” tra fisico e virtuale?
Ecco … questo è il momento di seguire il consiglio di Proust, cominciamo a “vedere con nuovi occhi”! È il momento di diversificarsi e di offrire ai propri utenti “quel qualcosa in più” che i competitors non hanno. Quel qualcosa che rende un retailer unico e più vicino ai suoi consumatori.
E attenzione, non sto parlando di migliorare il prodotto ma di fare leva sulle “tentazioni” e di usare come strumento il marketing emozionale. Offrigli quindi “un’esperienza memorabile che il cliente deve sperimentare, tale da superare le sue aspettative, che, in altre parole, anticipi i suoi desideri inconsci, soddisfacendoli al tempo stesso” (Bernd H. Schmitt).

 

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