Quando i clienti sono i nostri migliori brand ambassador

Maria Carmela Paternoster -

brand ambassador

“Io non volevo solo partecipare alle feste. Volevo avere il potere di farle fallire”. Questa frase simbolo di Jep Gambardella, protagonista del film “La Grande Bellezza” sintetizza in maniera estrema quello che è il potere del brand ambassador o dei social ambassador. Parlo di coloro che si sentono vicini alla marca perché ne sposano i valori, le modalità di comunicazione e lo stile.

Il cliente portavoce del brand

In una realtà dove i dispositivi mobile sono entrati nella quotidianità delle persone è diventato semplice e veloce interagire con i brand. L’accesso a internet e ai social network dà a ciascuno di noi la possibilità di leggere, commentare e rispondere a qualsiasi contenuto online. Le interazioni sono aumentate e la comunicazione è cambiata. Non si tratta più di comunicazione unidirezionale, cioè azienda verso cliente, bensì di comunicazione bidirezionale. Questo ci fa capire come un singolo cliente possa diventare portavoce di un brand proprio perché in grado di creare contenuti in merito ad un’azienda, ai suoi prodotti e servizi. E un cliente soddisfatto è felice di diffondere la sua esperienza. In questo modo si farà portavoce del brand in maniera spontanea e gratuita. In che modo? Attraverso contenuti da lui prodotti e postati sui social. E’ il fenomeno della user generated content. Il meccanismo è l’amore e l’interesse che spinge il cliente a parlare del brand.

L’invasione di User Generated Content

Quando si parla di interesse nei confronti di un brand non si può non parlare di UGC. E’ il fenomeno dello User Generated Content, i contenuti generati dagli utenti. E ci sono centinaia di siti che proliferano grazie agli user generated content. Wikipedia, Tripadvisor o YouTube ne sono un esempio. Oggigiorno questi contenuti viaggiano sui social. Le persone arrivano su queste piattaforme per leggere, ammirare e trarre un qualche beneficio. Lo step successivo è rilasciare la propria opinione riguardo l’uso e l’esperienza col prodotto. E la “viralità” che i social network mettono a disposizione è il segreto del loro successo in termini di marketing (e non solo). Mentre la possibilità di condividere informazioni con le persone che fanno parte del proprio network fa in modo che esse si diffondano in maniera esponenziale… se sono interessanti, ovviamente. Perché funziona? Poiché rappresenta il miglior sistema per comunicare in modo autentico ai prospect la veridicità della promessa data dal prodotto. E gli utenti amano collaborare e lasciare il proprio contributo nel momento in cui si viene a creare un senso di aggregazione.

Vibram, non solo suole

Con il crescere del fenomeno ugc cambia il modo di intendere il cliente. Vibram, azienda conosciuta in tutto il mondo per le suole in gomma ad alte prestazioni, ha provato a mettersi nei panni degli utenti. Anzi a calzarne i piedi. Ha così lanciato l’ambassador programm e Sole Factor. Un sapiente mix di potenza della comunicazione social e modalità innovative di offrire un servizio più che tradizionale. L’idea è di permettere a chiunque di accedere a un portale di e-commerce e scegliere la suola più adatta per risuolare le proprie scarpe, selezionandola tra i tanti modelli proposti. Come? Grazie al calzolaio che viene sotto casa come il ciabattino di una volta con un truck supermoderno che gira la città.
La foto della risuolatura viene postata sui social media e condivisa, creando un circolo virtuoso utile a promuovere il marchio e la qualità dei suoi prodotti. In questo modo l’idea che sostiene l’iniziativa è quella dello storytelling, abbinata al tentativo di far evolvere il ruolo del calzolaio.

Quando l’UGC dà luogo al C2B

Col materiale condiviso e postato dai tanti brand ambassador l’azienda è in grado di conoscere maggiormente e più nel dettaglio i diversi segmenti del mercato, la loro evoluzione e le esigenze del cliente. I social diventano una cartina al tornasole del prodotto e della filosofia dell’azienda. Un racconto a più mani in costante divenire. E in questo modo viene delineato un nuovo trend del futuro, non più B2B o B2C ma C2B, il consumer to business.

 

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